Bai Ji Guan

Il tè di cui parlerò oggi è il Bai Ji Guan, un tè oolong proveniente dai monti Wuyi (Fujian).

Ho ricevuto questo tè dalla carissima amica Francesca che a sua volta lo ha ricevuto direttamente da una farm con sede nello Zheng Yan nel cuore dei monti Wuji dove questo tè è stato lavorato in maniera artigianale, maggiori informazioni sull’origine di questo tè le potete trovare qui.

Le foglie del Bai Ji Guan

Le foglie del Bai Ji Guan

Ciò che rende il Bai Ji Guan molto particolare oltre al modo con cui viene lavorato, che richiede grande maestria, è il fatto che il cultivar dal quale è ottenuto fa parte della famiglia di cosiddetti cultivar albini della Camellia Sinensis di cui avevo parlato già tempo fa in questo post.
Infatti uno dei piaceri che mi ha dato il bere questo tè è stato proprio lo sperimentare praticamente quanto tempo fa avevo scritto basandomi solo sulla letteratura scientifica redatta a proposito dei cultivar albini… con questo tè diciamo che ho unito teoria alla pratica.

Proprio come era pronosticabile trattandosi di un tè proveniente da un cultivar albino le foglie dopo l’infusione sono molto chiare tendenti al giallognolo, anche l’infuso è chiaro.

Foglie del Bai Ji Guan dopo l'infusione

Foglie del Bai Ji Guan dopo l’infusione

Basandomi su quanto avevo scritto nel precedente post sui cultivar albini il protagonista che più attendevo prima dell’infusione era l’umami e, anche se si tratta di un oolong, lui puntuale non ha esitato a manifestarsi sin dal primo sorso di questo tè occupando la scena per tutta la durata della tazza.
Una delle conseguenze più particolari che ha comportato questa predominanza dell’umami è stata una abbondante e prolungata salivazione.
Anche Stephan, l’autore del blog Tea Master, in questo post riporta di aver avvertito una salivazione particolare bevendo questo tè (lui scrive: ”All you feel is a sweet salivation as if a spring fountain had been unlocked!”).
(Se volete approfondire il legame tra umami e salivazione vi consiglio di leggere questo interessante studio scientifico sull’argomento).

Oltre all’umami  si avvertono in modo molto delicato delle note dolci e fruttate che a me hanno ricordato la susina gialla e la nespola.
Di contrappunto a queste ultime si percepiscono anche altre note, soprattutto legno, (penso derivino dalla leggera tostatura)  che sono però poco invadenti risultando perciò molto piacevoli.

La tazza si chiude con un lungo è piacevole retrogusto, il legno in questa fase è ancora presente ma il sentore che ho avvertito in questa fase è soprattutto quello dei funghi, e qui mi trovo proprio in accordo con Francesca che in questo post anche lei riporta di aver avvertito questo sapore imputabile all’umami.

Meraviglioso infine è il profumo che l’infuso lascia nella tazza vuota,  vanigliato ma con qualche nota più forte e marcata che ricorda le spezie.

In conclusione posso dire che questo tè è stato  proprio una bella esperienza che ha confermato in pieno quanto mi aspettavo da un tè proveniente da un cultivar albino.

Dopo un anno (scritto il 17/01/2016)

Dopo circa  un anno da quando l’ho provato  la prima volta ho riprovato questo tè. A mio avviso è migliorato. E’ diminuita la già leggera astringenza e, cosa che mi è piaciuta di più, è che il sapore di funghi che prima era tenue e si sentiva in sottofondo adesso è più vivo e quindi risulta in primo piano.

Dopo due anni (scritto il 28/02/2017)

Dall’ultima volta che lo provai, circa una anno fa, me ne era rimasta giusto la quantità per fare un altro paio di infusioni. Ne ho fatta una a fine Settembre del 2016 ed un’altra qualche settimana fa. In entrambe le occasioni mi è sembrato evidente che il tè stesse seguendo il ”trend positivo” già notato un anno fa. L’astringenza ormai era praticamente scomparsa ed i sapori diventati ancora più pieni guadagnando un armonia globale che forse prima era più scarsa. Quello che però mi ha stupito stavolta è che, al contrario di quanto magari si possa immaginare, il profumo dell’infuso era molto più avvolgente e floreale rispetto alle infusioni fatte in passato.

 

Proposte d’ascolto

A questo tè oggi voglio abbinare due pezzi che penso non solo ben si adattano a questo particolare tè ma che a mio avviso sono consigliabili per ogni tè voi beviate.
I due brani sono il famoso Preludio n.15 di Chopin ed il secondo movimento del trio per pianoforte n. 2 di Schubert.
Se ci fate caso in entrambi i brani al di sotto della melodia principale si ripetono delle note in maniera continuata e ripetitiva, alcune volte si sentono meno in altri punti si fanno più evidenti ma comunque imperterrite sono sempre li e si perpetuano in maniera quasi ossessiva.
Don Giussani ne ”L’autocoscienza del cosmo” scriveva che in questi due brani queste note ripetute in tal modo non rappresentano altro che il desiderio della felicità che è insito in ogni uomo e che lo accompagna e lo ossessiona per tutta la vita non abbandonandolo mai quasiasi siano le vicende che è costretto ad affrontare. A me sinceramente questa chiave di lettura è sempre piaciuta un sacco e mi piace perciò abbinare questi due brani al tè proprio perchè in definitiva io e penso molti di voi beviamo il tè anche per ritagliarci piccoli momenti di felicità.

 

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3 pensieri su “Bai Ji Guan

  1. Francesca

    Ciao Domenico, sono contenta ti sia piaciuto. E’ molto bello leggere le sensazioni che questo tè ha dato agli altri. Io lo trovo un tè speciale, molto diverso da quelli a cui siamo abituati.

    Rispondi
  2. Pingback: Bai Hao Yin Zhen (Cultivar Fuding) | Quello che mi passa per la tazza

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