Incontri in letteratura

Talvolta leggendo qualche libro mi capita di imbattermi in passaggi che riguardano il tè così ho deciso di riportare i brani che via via incontro su questo blog. (Cosa che tra l’altro già feci quasi un paio di anni fa per ”Pensieri del tè” di Guido Ceronetti)

Oggi volevo aggiungere un passo tratto dall’ ”Ulisse” di James Joyce” ed altri due tratti da ”Guanciale d’erba” di Natsume Sōseki.

  • – Sbrigati con quel tè, disse. Ho la gola secca.
    – Bolle, fece lui.
    Ma si soffermò per liberare la sedia: la sua sottana a strisce, la biancheria sporca buttata lì: e spostò con una bracciata il tutto ai piedi del letto.
    – Poldy!
    – Che c’è?
    – Scalda la teiera.
    Eccome se bolliva: un pennacchio di vapore dal beccuccio. Scaldò e asciugò la teiera e mise quattro cucchiai pieni di tè, inclinando il bollitore per far uscire l’acqua. Avendola lasciata in infusione, tolse il bollitore e spinse giù la padella finché questa non si ritrovò orizzontale sui carboni ardenti, e osservò il pezzo di burro scivolare e sciogliersi. Mentre scartava il rognone la micia affamata gli miagolò in faccia. Se le dai troppa carne non andrà a caccia di topi. Dicono che non mangi la carne di maiale. Kosher. Qui. Le fece cadere vicino la carta sporca di sangue sganciando il rognone sul condimento di burro sfrigolante. Pepe. Lo sparse con le dita, a mo’ di cerchio, dal portauovo scheggiato.
    […]
    Il tè era pronto. Si riempì la tazza salvabaffi, una crown Derby d’imitazione, col sorriso sulle labbra.
    […]
    Infilzò il rognone con la forchetta e lo girò sull’altro lato: poi sistemò la teiera sul vassoio. L’ammaccatura schioccò nel sollevarlo. C’è tutto? Pane e burro, quattro, zucchero, cucchiaino, panna per lei. Sì. Lo portò al piano di sopra, e agganciando col pollice il manico della teiera.
    Sospingendo la porta con il ginocchio finché non si aprì fece entrare il vassoio e lo posò sulla sedia accanto alla testa del letto.
    – C’hai messo tanto, disse.
    Nell’alzarsi di colpo, con un gomito sul cuscino fece cigolare gli anelli di ottone.
    Guardò calmo dall’alto la mole di lei e anche tra le ampie e soffici tette, inclinate da un lato nella camicia da notte come le mammelle d’una capra. Il tepore del suo corpo rannicchiato sorse nell’aria, mischiandosi alla fragranza del tè che stava versando.

    James Joyce – Ulisse

     

  • La parola tè mi irrita. Non ci sono al mondo snob arroganti come i cultori
    dell‘arte del tè. Essi recitano e rendono angusto il vasto mondo della poesi-
    a, e con un‘ostentata venerazione, estremamente presuntuosa, intenzionale,
    meticolosa, nonché inutile, mostrano di gustare con soddisfazione della
    semplice schiuma. Sostenere che in simili regole vincolanti ci sia una certa
    eleganza equivarrebbe ad affermare che nelle baracche militari di Azabu ci
    si tura il naso per eleganza. Tutti gli uomini abituati ai ―dietro-front e agli
    ―avanti-marsc  sarebbero grandi cultori dell‘arte del tè. La cosiddetta ”ce
    rimonia del tè” è stata creata da mercanti, da borghesucci, da gente che non
    era affatto educata al senso del bello e che, non riuscendo a capire in che
    consista la raffinatezza, ha ingurgitato e seguito macchinalmente le regole
    composte dopo Rikyū e, credendo che bastino per essere eleganti, si fa
    beffe di chi invece conosce davvero che cosa sia l‘eleganza.
    «Il tè di cui parla sarebbe il tè di quella cerimonia?»
    «No, non c’è nessuna cerimonia. È un tè che, se non piace, si può anche
    non bere».
    «Allora potrei anche gustarlo»

 

  • ”Di solito la gente pensa di dover bere il tè, ma è un errore. Si lasciano scivolare alcune gocce sulla punta della lingua, il puro liquido si disperde nelle quattro direzioni, non rimane quasi nulla da trangugiare. È sufficiente che il suo fragrante aroma penetri dalla gola allo stomaco. Sarebbe volgare tenerlo in bocca in modo che lambisca i denti. La semplice acqua è troppo leggera. Il gyokuro per la sua densità esula dai limiti dell‘acqua dolce, ma non è neppure così pesante da affaticare il mento. È una bevanda meravigliosa. A chi si lamenta che causa insonnia, vorrei raccomandare di continuare a gustare il tè anche a costo di non dormire.”

   Natsume Sōseki – Guanciale d’erba

Se anche voi avete incontrato passi in letteratura che hanno come protagonista la nostra amata bevanda e che vi hanno particolarmente colpito se vi va aggiungeteli nei commenti! Da canto mio ogni volta che ne incontrerò di nuovi li aggiungerò su questo blog.

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