Lo Yuchi wild tea e la Camellia Formosensis / The Yuchi wild tea and the Camellia Formosensis

In questo periodo grazie alla carissima Francesca del blog  ”Una stanza tutta per te” mi è stato possibile provare un tè nero molto particolare ovvero lo Yuchi wild tea, già da lei descritto in questo post, un tè che è ottenuto da piante autoctone dell’isola di Formosa e che ivi crescono in modo selvatico.

La Camellia Formosiensis

Prima di descrivere le note degustative di questo tè mi sembra giusto parlare un pochino della particolare specie di camelia dalla quale viene ricavato questo tè ovvero la Camellia Formosensis.
La prima testimonianza scritta dove si parla di questa pianta  risale circa  ai primi del ‘700.
Le popolazioni antiche della zona del monte Alishan chaimavano questo tè ”Shuen-Cha” che significa tè delle creature celesti. Oggi molte volte questo tè viene indicato come ”San-Cha” , che significa tè delle montagne, per distinguerlo dalle altre varietà di tè coltivate a Taiwan che però non sono indigene ma bensì importate.
In ambito scientifico nel corso del tempo a causa della sua forte somiglianza con le altre varieta di Camellia Sinensis le sono stati attribuiti diversi nomi tra l’atro non essendo neanche certi che si trattasse di una specie a se stante. Questa confusione è stata chiarita in tempi più recenti grazie a studi sul suo DNA che hanno stabilito che la Camellia Formosiensis può essere ritenuta una specie indipendente.

L’estrema somiglianza tra Camellia Sinensis e Camellia Formosensis secondo gli studiosi è dovuta al fatto che la Camellia Formosensis si è originata dalla Camellia Sinensis presente in Cina, e poi migrata a Taiwan durante le ere glaciali quando l’isola di Formosa è stata più volte collegata alla Cina da una striscia di terra.
La Camellia Formosensis è molto più diffusa sul lato ovest dell’isola di Taiwan che sul lato est dove ne è stata rintracciata una sola popolazione sul versante sud-est della Central Mountain Range.

Dal punto di vista delle differenze morfologiche tra Camellia Sinensis e Camellia Formosensis una  tra le più evidenti è presentata dai germogli che nella Formosensis non sono ricoperti di peluria come invece lo sono quelli della Sinenis, inoltre le due specie presentano differenza nell’aspetto dell’ovario che nella Sinensis è glabro mentre nella Formosensis è pubescente.
Altre differenze ma meno significative riguardano la lunghezza e lo spessore della foglia e le sue venature.

Lo Yuchi Wild Tea

Dopo un paragrafo dedicato diciamo alla botanica di questo tè passiamo al tè che ho bevuto.

Come già detto in precedenza questo tè nero è stato ottenuto da alberi selvatici che crescono spontaneamente nell’isola di Taiwan, in particolare questo qui  è stato raccolto nella zona di Yuchi nella provincia di Nantou.
Questo tè mi ha colpito sin da subito grazie all’eccezionale fragranza delle sue foglie secche che si presentano lunghe e sottili.
Per prepararlo ho usato acqua intorno ai 95°C per un tempo di infusione di circa un minuto per le prime due infusione e di circa due per la terza ed ultima infusione.
L’infuso che ne è risultato mi è piaciuto moltissimo caratterizzato come è da un sapore molto delicato dove spuntano piacevoli note speziate come ad esempio la cannella. A differenza di altri tè neri, sopratuttutto quelli appparteneti alla varieta assamica, in questo tè nero è praticamente assente l’astringeza cosa che lo fa scorrere in bocca in modo molto piacevole e senza stancare. Ottimo anche il retrogusto fatto leggere spezie e piacevoli note floreali.

le foglie dello Yuchi Wild Tea

le foglie dello Yuchi Wild Tea

Per quanto riguarda le proposte d’ascolto oggi tocca a questa famosissima canzone di Lou Reed, scelta più che altro per il ”wild” presente nel titolo 🙂

Fonti

Morphological Comparisons of Taiwan Native Wild Tea Plant (Camellia sinensis (L.) O. Kuntze forma formosensis Kitamura) and Two Closely Related Taxa Using Numerical Methods. Taiwania, 52(1): 70-83, 2007

The confirmation of Camellia formosensis (Theaceae) as an independent species based on DNA sequence analyses. Botanical Studies (2009) 50: 477-485.

 

English Version

In this period thanks to the dear Francesca, the author of the blog ”Una stanza tutta per tè”, I was able to try a very special black tea or the Yuchi wild tea, since she described in this post, a tea that is made from native plants on the island of Formosa, and that there grow wild.

Camellia Formosensis

Before writing the tasting notes of this tea it seems right to speak a little of the particular species of camellia which is derived from this tea or Camellia Formosensis.
The first written record which speaks of this plant dates back to around the early 700.
The ancient peoples of the area of Alishan tea called this ShuenCha which means tea of celestial beings. Today this tea is often referred to as SanCha ‘, which means tea of the mountains, to distinguish it from other varieties of tea grown in Taiwan that have been imported.
In science over time because of its strong resemblance to the other varieties of Camellia Sinensis different names have been attribuited to this plant among other things it is not even certain that it was a separate species. This confusion has been clarified in recent times thanks to DNA studies that have established that the Camellia Formosiensis can be considered a separate species.

The extreme similarity between Camellia Sinensis and Camellia Formosensis according to scientists is the fact that the Camellia Formosensis originated from the Camellia Sinensis in China, and then migrated to Taiwan facilitatedby the presence of the Taiwan Strait land bridge that had connected Taiwan and mainland China several times during  the  glacial  ages.
The Camellia Formosensis is much more widespread on the west side of the island of Taiwan on the east side where they have been tracked down one population on the south-east of the Central Mountain Range.

From the point of view of morphological differences between Camellia Sinensis and Camellia Formosensis one of the most important is that the  Camellia Formosiensis buds are glabrous whereas those of Camellia Sinensis are densely covered with silver-yellowish hairs, another difference is in the appearance of the ovaries that  in the Camellia Sinensis are glabrous while in Formosensis is pubescent.
Other differences but less significant concern the length and thickness of the leaf and its veins.

The Yuchi Wild Tea

After a paragraph on the botany of this tea we go to tea I drank.

As mentioned earlier this black tea is produced from wild trees that grow wild on the island of Taiwan, in particular, this tea was harvested in Yuchi in the province of Nantou.
This tea surprised me immediately thanks to the exceptional fragrance of its leaves that are long and thin.
To prepare this tea  I used water at around 95 ° C for an infusion time of about one minute for the first two and infusion of about two for the third and last infusion.
I loved the infusion of this tea. It is characterized by a very mild flavor with pleasant spicy notes such as cinnamon. Unlike other black teas, especially those belonging to the assamica variety, this black tea isn’t astringent so this tea  flow in the mouth very pleasant and without tiring. There was also excellent taste made of spices and pleasant floral notes.

The Yuchy Wild Tea

The Yuchy Wild Tea

As for the proposals listening now it’s up to this famous song by Lou Reed, choosing mostly for the wild in the title 🙂

Refeferences

Morphological Comparisons of Taiwan Native Wild Tea Plant (Camellia sinensis (L.) O. Kuntze forma formosensis Kitamura) and Two Closely Related Taxa Using Numerical Methods. Taiwania, 52(1): 70-83, 2007

The confirmation of Camellia formosensis (Theaceae) as an independent species based on DNA sequence analyses. Botanical Studies (2009) 50: 477-485.

Il tè verde e l’erba appena tagliata / Green tea and freshly cut grass

Come certamente vi sarà capitato di notare una caratteristica di molti tè verdi è quello di avere uno spiccato aroma che richiama subito alla mente quello delll’erba appena tagliata. Ciò non è un caso perchè le molecole che determinano l’odore dell’erba appena tagliata e quelle che  conferiscono questo aroma al tè verde sono praticamente le stesse ed anche il meccanismo in cui vengono prodotte dalle foglie in buona sostanza è uguale.

Andiamo a vedere più da vicino quali sono e come vengono prodotte queste molecole nel tè.

Le molecole maggiormente responsabili di questo odore sono lo (Z)-3-Esenolo e lo (E)-2-Esenale (insieme ad altre molecole, indicate in figura, che però contribuiscono in maniera minore).
Queste molecole vengono formate nel tè come nell’erba e come nel resto di moltissime piante nel modo seguente.
Le molecole di partenza sono l’acido α-linolenico e l’acido linoleico. Questi due acidi grassi vengono trasformati in idroperossidi dall’enzima chiave di questa via biosintetica ovvero la Lipossigenasi. Gli idroperossidi cosi ottenuti vengono scissi in molecole più piccole, a sei atomi di carbonio, dalla Idroperossidoliasi, le molecole cosi prodotte (che poete osservare sempre nella figura sottostante) sono proprio le molecole volatili che danno al tè verde il caratteristico aroma di erba appena tagliata.

Green tea volatiles

Le principali tappe biosintetiche portano alla formazione delle molecole molecole volatili che conferiscono il caratteristico aroma al tè verde. (LOX = Lipossigenasi, HPL= Idroperossidoliasi, ADH= Alcoldeidrogenasi). Fonte: Tea aroma formation, Chi-Tang Ho et al., Food Science and Human Wellness 4 (2015) 9–27.

La stragrande maggioranza di queste molecole viene prodotta  soprattutto quando il tessuto della foglia, nel nostro caso la foglia di tè, viene degradato quindi quando il tè subisce le varie fasi della lavorazione. E’ stato ipotizzato che ciò accade perchè quando i tessuti vengono distrutti i galattolipidi presenti in essi vengono idrolizzati e ciò porta alla formazione di acido linolenico e linoleico in quantità tale da poter avviare il meccanismo sopra descritto.
Questo tra l’altro è il motivo per cui noi avvertiamo questo odore proprio quando l’erba viene tagliata, ovviamente l’atto meccanico del tagliare porta alla degradazione dei tessuti delle foglie d’erba che innesca sempre lo stesso meccanismo sopra descritto con il conseguente rilascio delle molecole volatili responsabili del caratteristico odore.

Per concludere il discorso penso sia giusto dire che le molecole volavitili prodotte dalla pianta in questo modo sono molto utili alla sua sopravvivenza infatti hanno proprietà battericide e fungicide oltre ad essere utili ad allontanare gli insetti dannosi per la pianta inoltre vengono utilizzate dalla pianta per comunicare messaggi alle altre foglie ed alle piante ad essa vicine.

green leaves volatiles

Le molecole volatili (GLVs) funzionano come segnali intra e interpianta. Quando le foglie sono danneggiate dagli erbivori, cominciano a formarsi GLVs. Una porzione di questi GLVs si diffondono tra le foglie per indurre risposte di difesa (indicate in rosso). Le altre raggiungono altre foglie della piante adiacenti, dove inducono una reazione di difesa. Fonte: Green leaf volatiles: hydroperoxide lyase pathway of oxylipin metabolism, Kenji Matsui, Current Opinion in Plant Biology 2006, 9:274–280.

 English Version

As certainly you happened to notice a feature of many green tea it is to have a strong aroma that immediately brings to mind the fresh cut grass. This is no accident because the molecules determine the smell of freshly cut grass and those that give this aroma to green tea are almost identical and also the mechanism in which they are produced from the leaf in essence is the same.

Let’s look more closely at what they are and how these molecules are produced in the tea.

The molecules most responsible for this odor are the (Z) -3-Hexenol and the (E) -2hexenal (together with other molecules, indicated in the figure, which, however, contribute to a lesser extent).
These molecules are formed in tea as the rest of the grass and as many plants as follows.
The molecules of departure are αlinolenic acid and linoleic acid. These two fatty acids are converted into hydroperoxides by Lipoxygenase that is an enzyme. Hydroperoxides thus obtained are broken into smaller molecules, to six carbon atoms, by Hydroperoxide Lyases, the molecules so produced are volatile molecules that give green tea its characteristic aroma of freshly cut grass

The main biosynthetic stages lead to the formation of volatile molecules that give the characteristic aroma to green tea. (LOX = lipoxygenase, HPL = hydroperoxide lyases, ADH = alcohol dehydrogenase). Source: Tea aroma formation, Chi-Tang Ho et al., Food Science and Human Wellness 4 (2015) 9-27.

The main biosynthetic stages lead to the formation of volatile molecules that give the characteristic aroma to green tea. (LOX = lipoxygenase, HPL = hydroperoxide lyases, ADH = alcohol dehydrogenase). Source: Tea aroma formation, Chi-Tang Ho et al., Food Science and Human Wellness 4 (2015) 9-27.

The vast amount of these molecules is produced when the leaf ( in our case the tea leaf) tissue is degraded so when tea leaf undergoes the various stages of processing. It was hypothesized that this is because when the tissues are destroyed galactolipids present in them are hydrolyzed and this leads to the formation of linoleic acid and linoleic acid in such quantity as to start the mechanism described above.
This by the way is why we feel this odor when the grass is cut, of course, the mechanical act of cutting leads to degradation of the tissues of the leaves of grass that always triggers the same mechanism described above with the consequent release of volatile molecules responsible for the characteristic odor.

 To conclude the discussion I think it’s fair to say that the volatile molecules produced by the plant in this way are very useful to its survival in fact have bactericidal and fungicidal properties in addition to being useful to repel insects harmful to the plant these molecules are also used by the plant to communicate messages the other leaves of the plant and the plants next to it.

Green leaves volatiles (GLVs) might function as intra- and interplant volatile signals. When leaves are damaged by herbivores, they begin to form GLVs. A portion of these GLVs diffuse into the leaves and induce defense responses (indicated in red). The others are vaporized and reach other leaves of the same or neighboring plants, where they might induce a defense response. Source: Current Opinion in Plant Biology 2006, 9:274–280

Green leaves volatiles (GLVs) might function as intra- and interplant volatile signals. When leaves are damaged by herbivores, they begin to form GLVs. A portion of these GLVs diffuse into the leaves and induce defense responses (indicated in red). The others are vaporized and reach other leaves of the same or neighboring plants, where they might induce a defense response.
Source: Green leaf volatiles: hydroperoxide lyase pathway of oxylipin metabolism, Kenji Matsui, Current Opinion in Plant Biology 2006, 9:274–280

 

 

Albino Tea Cultivars

In recent days, my attention was drawn to a particular cultivars of tea: the albino tea cultivars.

There are two main types of albino cultivars, light-sensitive and another thermosensitive.
The light sensitive albino cultivar manifested most clearly its characteristics when it is more exposed to light, in fact the leaves of these plants are clearer precisely in summer when the light exposure is stronger.

Leaves belonging to a light-sensitive albino tea cultivar. For ten days a part of the leaf has been less exposed to sunlight. As you can observe as you can see this part of the leaf has become greener, indicating greater amount of chlorophyll. Fonte:Effect of sunlight shielding on leaf structure and amino acids concentration of light sensitive albino tea plant Wang K. R. 1,2 , Li N. N. 1 , Du Y. Y. 1 and Liang Y. R. 1. African Journal of Biotechnology

Leaves belonging to a light-sensitive albino tea cultivars. For ten days a part of the leaf has been less exposed to sunlight. As you can observe as you can see this part of the leaf has become greener, indicating greater amount of chlorophyll.
Fonte:Effect of sunlight shielding on leaf structure and amino
acids concentration of light sensitive albino tea plant
Wang K. R. 1,2 , Li N. N. 1 , Du Y. Y. 1 and Liang Y. R. 1. African Journal of Biotechnology

The other type (thermosensitive) manifests a greater albinism when the temperature is lower.
The tea leaves belonging to a thermosensitive albino cultivar develop in three stages.
The  pre-albinistic stage, albinistic stage and the regreening stage.
The pre-albinistic stage includes the budding and phase just next to it which is in spring with a temperature lower than 20 ° C, at this stage the leaves are light green. With the passage of time the leaves turn more and more white reaching the albino stage. With the approach of summer, however, temperatures rise and the leaves turn green again (regreeing stage), usually that happens when the temperature exceeds 22 ° C.

The leaf of a thermosensitive albino cultivar develops in three stages. The pre-albinistic stage (a), albinistic stage (b) and regreening stage (c). Fonte: Proteomic analysis of young leaves at three developmental stages in an albino tea cultivar Qin Li , Jianan Huang , Shuoqian Liu , Juan Li , Xinhe Yang , Yisong Liu and Zhonghua Liu.

The leaf of a thermosensitive albino cultivar develops in three stages.
The pre-albinistic stage (a), albinistic stage (b) and regreening
stage (c).
Source: Proteomic analysis of young leaves at three
developmental stages in an albino tea cultivar
Qin Li , Jianan Huang , Shuoqian Liu , Juan Li , Xinhe Yang , Yisong Liu and Zhonghua Liu.

Different teas on the market come from the albino varieties, among which some are Anji Bai Cha and Bai Ji Guan.

Leaves of cultivar Anji baicha during the various stages of albinism. This cultivar is characterized by a thermosensitive albinism. Fonte: Xiong L, Li J, Li Y, Yuan L, Liu S, Huang JA, Liu Z: Dynamic changes in catechin levels and catechin biosynthesis-related gene expression in albino tea plants (Camellia sinensis L.). Plant Physiol. Biochem. 2013

Leaves of cultivar Anji baicha during the various stages of albinism. This cultivar is characterized by a thermosensitive albinism.
Source: Xiong L, Li J, Li Y, Yuan L, Liu S, Huang JA, Liu Z: Dynamic changes in
catechin levels and catechin biosynthesis-related gene expression in albino
tea plants (Camellia sinensis L.). Plant Physiol. Biochem. 2013

As you can guess the leaves of these plants are lighter because of the smaller amount of chlorophyll.

As a result of this lower content of chlorophyll the plants belonging to this cultivars to try to maintain a good photosynthetic capacity produce a large amount of zeaxanthin (much more compared to other cultivars) a carotenoid that is capable of absorbing solar radiation in excess, They would otherwise damage the plant. This carotenoid has a yellow colour and being vary abundant this molecule will have an impact on the color of the leaf that has a color to yellow.

What instead determines a particular taste in these teas is the large amount of free amino acids (especially theanine) present. As mentioned in a previous post the theanine gives a strong umami taste to the brew that fact is clearly perceptible even in this type of tea. In addition, the theanine in liaison with caffeine also has positive effects on mental focus.
The particular abundance of this kind of molecules is closely linked to the lack of chlorophyll. In fact the amino acids in the plant by binding between them serve as bricks to build various proteins, but in this cultivar protein production is reduced due to the decrease of chloroplasts and photosynthetic pigments, so the amino acids present in the leaf do not use them all from the plant, a good amount remains free (ie, the amino acids are not bound to each other) and therefore capable of giving the pleasing effects above.

Another feature of this tea cultivar is to have in general a lower amount of polyphenols which makes the tea very little astringent, in fact, as we remember the astringency is mainly caused by this type of compounds.
Personally I think almost certainly the lack of polyphenols also have an influence on the final color of the infusion of these teas making it clearer than others, but not having  bibliographic evidence I can not be quite sure (because the color of the infusion depends a lot from how the tea is processed).

The amount of caffeine is less in tea belonging to this cultivar. Also this feature is due to albinism but in this case the mechanism by which this occurs is quite complex.

References:

Determination of quality constituents in the young leaves of albino tea cultivars.
Feng L, Gao MJ, Hou RY, Hu XY, Zhang L, Wan XC, Wei S. Food ChemistryVolume 15515 July 2014Pages 98-104

Effect of sunlight shielding on leaf structure and amino
acids concentration of light sensitive albino tea plant
Wang K. R. , Li N. N. , Du Y. Y. and Liang Y. R. 1. African Journal of Biotechnology.

Proteomic analysis of young 450 leaves at three developmental stages in an albino tea cultivar. Li, Q., Huang, J., Liu, S., Li, J., Yang, X., Liu, Y., Liu, Z., 2011b. Proteome Sci. 9, 44.

Comparison of the Quality Characteristics of4 Albinos Tea.
Ronglin Li, Zhengzheng Li, Yiyang Yang, Hao Yuan, Yunlong Kong.
Food and Nutrition Sciences, 2013, 4, 1102-1107.

 

Nepal Silver Oolong

Come gia detto nello scorso post in questi giorni mi è capitto di provare per la prima volta un oolong proveniente da Nepal, più precisamente si tratta del Nepal Silver Oolong prodotto dalla Greenland Organic Farm e che ho comprato da What-Cha.

L’ho acquistato perchè ormai è da anni che ho un debole per i tè provenienti dal Nepal che ormai in molti casi hanno raggiunto livelli altissimi.

Questo tè viene coltivato nel distretto di Taplejung, quindi in una zona immediatamente adiacente al distretto indiano del Darjeeling,  ad un altezza superiore ai 2000 metri. Il raccolto è quello primaverile del 2014.

Trattandosi di un tè principalmente solo dai germogli apicali della pianta le foglie secche sono ricoperte di una fine peluria simile a quella di alcuni tè bianchi.

Le foglie asciutte di questo oolong

Le foglie asciutte di questo oolong

Le foglie di questo tè possono reggere abbastanza bene più infusioni cosi dopo un po’ di prove ho iniziato sempre a consumarlo facendo almeno tre infusioni delle stesse foglie usando i parametri che scriverò di seguito.

La prima di una durata di circa 45 s e con acqua a temperatura intorno agli 80 °C da un infuso molto chiaro e delicato con un sapore davvero ricchissimo e composto da mille sfumature tra cui spiccano soprattutto nel finale note agrumate (sopratttutto limone) molto piacevoli.

Per la seconda infusione ho scelto di innalzare sia il tempo di infusione sia la temperatura passando cosi ad una durata di circa 90 s ed ad una temperatura di 90° C. L’nfuso che ne risulta è più scuro, tendente all’arancio, e l’aroma agrumato si fa ancor più prevalente rispetto al resto accompagnato tavolta da un profumo molto buono e singolare che mi ha ricordato un po’ quello delle olive bianche, delle tre penso che questa sia la migliore infusione.

Nella terza infusione mi sono spinto ancora più in la con la temperatura arrivando a sfiorare l’ebollizione e raggiungendo un durata di infusione di circa 150 s. A questo punto il colore dell’infuso si fa ancora più scuro e nonstante le tre infusioni il tè riesce ancora ad esprimere le note agrumate, forse un po più spente, che lo avevano accompagnato sin qui stavolta accomagnate però da una punta di amaro (cosa da me ricercata volutamente) che però non  guasta anche perchè è un amaro che non è mai accompagnato da astringenza.

Le foglie dopo tre infusioni

Le foglie dopo tre infusioni

In conclusione posso dire che questo tè è stato davvero molto ma molto soddisfacente anche considerando il prezzo abbastanza conveniente. Un tè che non mi stancherei mai di bere e che ogni volta sa affrire sfumature diverse, molto a seconda anche dei parametri che si scelgono per l’infusione quindi un tè che spinge ad una continua sperimentazione.
I tè del Nepal non tradiscono mai le mie aspettative e neanche stavolta l’hanno fatto anzi penso che questo sia in assoluto tra i migliori che io abbia provato, sia come qualità della foglia e lavorazione che come risultato finale nella tazza.

In English

As I said in my last post these days I tried for the first time an oolong from Nepal, more precisely it is the Nepal Silver Oolong produced by Greenland Organic Farm that I bought from What-Cha.

I purchased it because for years now is that I very much appreciate the Nepalese tea that now in many cases have reached very high levels.

This tea is grown in the district of Taplejung, then in an area immediately adjacent to the Indian district of Darjeeling, to a height of over 2,000 meters.

The tea is made mainly from the apical buds so the dry leaves are covered with a fine down similar to that of some white teas.
The leaves of this tea can hold up pretty well over infusions so after a while ‘practice I started doing more and to consume at least three infusions of leaves using the same parameters that will write below.

The first of about 45 s and with water temperature around 80 ° C produces an infusion very clear and delicate flavor with a very rich and consists of many shades, among which especially the ending notes of citrus (especially lemon) very pleasant.

For the second infusion I have chosen to raise both the infusion time is passing so the temperature to a duration of about 90 s and at a temperature of 90 ° C. The infusion that results it is darker, tending to orange, and the citrus aroma is even more prevalent than in the rest accompanied by a very good and unique scent that reminded me a bit ‘of the white olives, the three I think this is the best infusion.

In the third infusion I went even further with the temperature almost reaching the boiling point and reaching a duration of infusion of about 150 s. At this point the color of the infusion is even darker and despite the three infusions tea still manages to cast the citrus notes, maybe a little duller, who had accompanied him so far this time accomagnate but with a touch of bitter (what I sought intentionally) but not bad also because it is a bitterness that is never accompanied by astringency.

In conclusion I can say that this tea was really very, very satisfactory also considering the price cheap enough. A tea that I never get tired of drinking and that every time can offer different nuances, depending too much of the parameters that you choose for a tea infusion so that pushes a continuous experimentation. The tea of Nepal never betray my expectations and even this time they did indeed think this is absolutely one of the best I’ve tried, both as leaf quality and processing that as a final result in the cup.

I apologize if I made some mistakes in the translation of the post 🙂

Visto che si parla di Nepal allora ho pensato che stavolta poteva andare bene questa canzone di Rino Gaetano  😉

Malawi Livingstone’s Twist & Dry Oolong Tea

Come avrete notato ormai è da mesi che il blog procede a singhiozzi prendendosi delle lunghe pause per poi dare segni di vita quando ne capita l’occasione, purtroppo temo che questo prendere e lasciare continuerà ancora a lungo perchè il momento che sto attraversando non è dei migliori ed ormai scrivo solo per divagarmi, evadere e nulla più. In ciò mi è d’aiuto il fatto che per me il ”mondo” del tè è sempre stato un luogo il più possibile distaccato dalla vita reale (e ho sempre cercato che rimanesse tale), un posto in cui si conoscono altre persone che però con la vita di tutti i giorni hanno poco a che fare, un posto in cui essere se possibile diversi e dove mostrare alcuni aspetti della propria personalità che magari nella vita reale vengono taciuti.

Fatta questa doverosa premessa, vi dico che però teisticamente parlando in questo periodo cose buone ci sono state e una di queste è stata scoprire lo shop online What-Cha, mi è piaciuto molto la sua filosofia e quindi ho deciso di acquistare due tè: un Oolong nepalese ed un altro proveniente dal Malawi, in più il proprietario mi ha inviato molto gentilmente un campioncino omaggio di un tè verde coreano che sembra davvero molto interessante ma che non ho ancora provato.

Quello di cui vi parlerò oggi è l’oolong del Malawi che precisamente si chiama ” Malawi Livingstone’s Twist and Dry Oolong Tea”, è stato chiamato cosi in onore dell’esploratore David Livingstone. Questo tè viene prodotto dalla Satemwa un’ azienda con sede a Thyolo che pratica la coltivazione del tè nel sud del Malawi gia dal 1923 e che da pochi anni si è lanciata anche nella produzione di tè artigianali (come appunto l’oolong di cui vi parlerò). In particolare questo tè è stato coltivato nella zona delle Shire Highlands ad un altezza di ca. 900 mt, è il primo anno che la Satemwa produce questo tè.
In questo video potete vedere un veduta dall’alto della piantagione:

Le fosglie secche di questo Oolong

Le foglie secche di questo Oolong

Le foglie secche hanno uno spiccato aroma di cacao, mentre linfuso dal colore tendente al rosso è predominato da note maltate molto ma molto evidenti che per certi versi ricordano alcune birre d’abbazia, a queste note maltate si aggiunge anche nell’infususo un tocco di cacao.
Se avessi bevuto questo tè alla cieca ad un primo sorso avrei di certo esclamato mato ”Ma che buon tè rosso!” o comunque qualcosa di simile tanto è notevole la somiglianza a primo impatto tra un tè rosso e questo Oolong. Ma questo tè come detto è un semiossidato e questa sua caratteristica la rivela nel finale, in quel retrogusto che lascia trasparire note fruttate tanto piacevoli quanto però di breve durata, bisogna stare attenti a coglierle 😉
Il profumo delle foglie bagnate invece è sorprendente perchè composto da un mix di frutta tropicale davvero unico e che non avevo mai avvertito in nessun oolong prima di questo.
In definitiva un buon tè, non male per essere la mia prima esperienza con un tè africano, forse un tè che andrebbe un po’ ingentilito ma che forse va anche bene cosi, di sicuro un tè diverso da qualsiasi altro Oolong mi sia capitato di assaggiare fino ad oggi.

Le foglie dopo l'infusione, ad occhio mostrano una ossidazione eterogenea.

Le foglie dopo l’infusione, ad occhio mostrano una ossidazione eterogenea.

Nei prossimi giorni cercherò di parlarvi del Nepal Silver Oolong, un altro tè che ho preso da What-Cha e che mi è piaciuto tantissimo!

Come al solito abbino un po’ di musica al tè di cui ho parlato, stavolta tocca a questo pezzo qui 🙂

Tea Paintings

Ieri ho pensato che poteva essere una buona idea raccogliere in un post i dipinti (et similia) riguardanti in un modo o nell’altro il tè che maggiormente mi piacciono, cosi molto velocemente ho deciso di buttare giù questo post.

Spero vi piacciano e se ne conoscete altre non esitate a segnalarle.

Le opere d’arte sono ordinate in modo cronologico secondo la data di creazione. A parte sono messe le opere d’arte orientali. Inoltre ho deciso di scrivere i titoli delle opere tutti in inglese.

The Tea Set - Claude Monet 1872

The Tea Set – Claude Monet 1872

The Cup of Tea (Breakfast after Bathing) - Edgar Degas 1883

The Cup of Tea (Breakfast after Bathing) – Edgar Degas 1883

At the Tea-Table - Konstantin Korovin 1888

At the Tea-Table – Konstantin Korovin 1888

Still life with teapot and fruits - Paul Gauguin 1896

Still life with teapot and fruits – Paul Gauguin 1896

The Cup of Tea - Pierre-Auguste Renoir 1906-1907

The Cup of Tea – Pierre-Auguste Renoir 1906-1907

Old woman drinking Tea- Antonio Mancini 1907

Old woman drinking Tea- Antonio Mancini 1907

 Tea Time (Woman with a Teaspoon) - Jean Metzinger 1911

Tea Time (Woman with a Teaspoon) – Jean Metzinger 1911

Tea Cups - Juan Gris 1914

Tea Cups – Juan Gris 1914

Tea in the Garden - Henri Matisse 1919

Tea in the Garden – Henri Matisse 1919

The Morning Tea - Marc Chagall 1923

The Morning Tea – Marc Chagall 1923

The Cup of Tea - Andre Derain 1935

The Cup of Tea – Andre Derain 1935

Tea at Furlongs - Eric Ravilious 1939

Tea at Furlongs – Eric Ravilious 1939

Tea time - Pyotr Konchalovsky 1939

Tea time – Pyotr Konchalovsky 1939

The Tea Cup - Jackson Pollock 1946

The Tea Cup – Jackson Pollock 1946

Arte Orientale

The Tea plantation of Katakura in the Suruga province - Katsushika Hokusai

The Tea plantation of Katakura in the Suruga province – Katsushika Hokusai

Tea house at Koishikawa. The morning after a snowfall - Katsushika Hokusai

Tea house at Koishikawa. The morning after a snowfall – Katsushika Hokusai

Shinagawa Hot Tea - Keisai Eisen

Shinagawa Hot Tea – Keisai Eisen

Il tè in Marocco

Il tè fu probabilmete introdotto in Marocco durante il regno di Moulay Ismail (1627-1727), forse come dono della regina Anna d’Inghilterra per il rilascio di un gruppo di prigionieri, ma non divenne popolare fino al diciannovesimo secolo proprio In questo periodo infatti la chiusura dei porti baltici durante la guerra di Crimea (1853-1856) lasciò i mercanti britannici con un eccesso di tè cinese che era rimasto invenduto appunto per l’impossibilità di raggiungere quei mercati, ciò li spinse a cercare aprire nuovi mercati per il tè nei porti di Tangeri ed Essaouira.
Il tè che fino alla fine della prima metà dell’Ottocento era ancora riservato alle classi più alte ed era un bene di lusso inizio cosi velocemente a diffontersi anche tra la base della popolazione divenendo popolarissimo. Basti pensare che negli anni ’80 dell’Ottocento zucchero e tè da soli rappresentavano la metà delle importazioni del Marocco.

Il tè che viene comunemente utilizzato oggi in Marocco è il Gunpowder al quale i marocchini aggiungono zucchero ed erbe rinfrescanti, fra le ebe la principale è la menta.
L’area nei dintorni di Meknes produce la migliore menta del paese, la menta verde (Mentha Spicata) che ha foglie piccole e di un verde brillante. Ma non è l’unica erba ad essere utilizzata. In inverno solitamente si aggiunga anche assenzio, maggiorana, salvia e verbena.
Come spesso accade anche tra le varie regioni del Marocco ci sono variazioni nelle preparazione del tè. Il tè preparato nella zona di Fes è dorato, aromatico ma leggero mentre i berberi nell’Alto Atlante preparano un infuso ricchissimo di erbe aromatiche. Nel profondo sud del paese il tè invece è molto forte e scuro e viene servito in bicchieri più piccoli. La tradizioni vuole che si bevano tre bicchieri di tè ed a proposito di questo nella regione desertica del marocco c’è un detto che però io ho trovato in due versioni e non saprei quale sia quella vera (anche se a naso direi la prima) quindi ve le propongo entrambe (se qualcuno mi risolve questo dilemma gli sono molto grato 😉 ):

”Il
primo bicchiere è amaro come la vita, Il secondo è forte come l’amore, Il terzo è come calmante come la morte.” (Fonte: Washington Post)
” Il primo bicchiere è dolce come la vita. Il secondo è forte come l’amore. Il terzo è amaro come la morte.” (Fonte: Wikipedia)

Berbero che versa il tè

Berbero che versa il tè


In Marocco la preparazione del tè comporta un rituale paziente, misurato, qualche volta cerimonioso e sempre ricco d’abilità, che ragiunge il culmine quando il tè viene versato dall’alto verso il basso in piccoli bicchieri colorati.
L’usanza di versare il tè dall’alto verso il basso non è solo una cosa teatrale ma si sostiene che abbia anche un utilità pratica. Alcuni sostengono che serva a ri-areare l’acqua che aveva perso l’aria durante l’ebollizione, altri dicono che serva a far raffreddare il tè altri ancora pensano che le bolle che si formano in superficie diano consistenza al tè… e poi non c’è da sottovalutare il rumore piacevole che il cadere dall’alto del tè nel bicchiere produce cosa che aggiunge un altro aspetto sensoriale all’esperienza di bere tè.
In Marocco il tè spesso è accompagnato da dolci speziati, zuccherati (con l’aggiunta anche di miele
) e ripieni di frutta e noci.

Tè servito insieme ai tipici dolcetti

Tè servito insieme ai tipici dolcetti

Fonti

Tea in Morocco:”it’s in the blood”. Washington Post (21/10/2014)

The Story of Tea: A Cultural Hstory and Drinking guide. M. L. Heiss e R. J. Heiss.

Il tè in Tibet

Nel precedente post si è parlato un bel po’ di cultura del tè cosi mi è sembrata una cosa bella andare a guardare più da vicino almeno qualcuna delle varie culture del tè che si sono sviluppate nel corso del tempo in varie parti del mondo. Con questo post allora inizia una serie tre post che ci porteranno in Tibet, Russia e Marocco alla scoperta delle loro tradizioni e usanze ”teistiche”.

Il tè fu introdotto per la prima volta in Tibet nel primissimo periodo della dinasti Tang  (618-907) con il matrimonio tra la principessa cinese Wen Cheng ed il re del Tibet, Songtsan Gambo.
Invece di seguire le abitudini cinesi però i tibetani svilupparono un loro personale personale modo di preparare ed arricchire la bevanda, aggiungendo: burro e latte di yak e sale. I Tibetani quindi rinforzarono ed arricchirono la bevanda trasformando una tazza di tè quasi come se fosse una zuppa.
Una volta avvenuta la diffusione di questa bevanda la sempre maggiore richiesta di tè portò alla ceazione di intenso scambio commerciale con la Cina dove i cinesi barattavano tè in cambio i cavalli di cui i tibetani erano dei grandi allevatori.
Ciò porto alla formazione di una via di commercio che metteva in comunicazione i due popoli ovvero la ”Tea for Horse Caravan Route” che si dislocava tra sentieri impervi e ponti sospesi su fiumi impetuosi ed era quindi alquanto pericolosa da percorrere.
Durante il massimo picco del commercio di tè tra Cina e Tibet circa 200/300 caravane di yak lasciavano il Tibet ogni giorno per intraprendere questo percorso.
Bisogna dire anche che il tè che veniva all’epoca venduto ai tibetani non era della stessa qualità di quello consumato in Cina ma più scadente ed era per lo più composto dalle foglie di grado peggiore della pianta e da ramoscelli commpressi insieme in tavolette sia per consentirne il trasporto lungo l’arduo cammino sia per proteggerlo alla meglio dalle condizioni atmosferiche che spesso non erano delle migliori.
Il tè che veniva inviato verso il Tibet era principalmente di due categorie.
La prima composta dalle foglie della pianta era destinato ai ricchi mercanti di Lhasa ed ai membri della famiglia reale mentre la seconda era formata dal tè più scadente a cui, come gia detto, venivano aggiunti ramoscelli, questa secondo quaità di tè era destinata ai più poveri nomadi tibetani.

Uomini che trasportano tè lungo la via del tè. Provincia del Sichuan, 1908

Uomini che trasportano tè lungo la via del tè. Provincia del Sichuan, 1908

Come già detto la cultura tibetana del tè è associata al ”Butter Tea” sebbene venga preparato anche una versione più veloce di questo tè aggiungendo solo latte di yak e sale. Preparare un autentico ”Butter Tea” è un processo lungo. Si inizia con riducendo in polvere una tavoletta di tè aggiungendo poi il tè all’acqua calda. Il tè viene cosi bollito fin quando il colore diventa molto scuro ed acquisisce un sapore forte. Il tè viene poi posto in una zangola (simili a quelle utilizzate per il burro) nella quale vengono aggiunti anche latte di yak, burro di yak e sale.
Nella zangola il tè viene agitato molto vigorosamente fin quando i vari componenti non si emulsionano al meglio.

Monaco tibetano intento a preparare il ''butter tea'' con la zangola.

Monaco tibetano intento a preparare il ”butter tea” con la zangola.

Quando il tè è pronto da bere viene posto nelle tradizionali teiere tibetane di tarracotta.
Molte famiglie possiedono anche teiere di ottone o  d’argento dorato ma sono usate solo in occasioni speciali come ad esempio i matrimoni.
Anche le tazze sono molto elaborate e particolari. L’interno è rivestito d’argento fino all’orlo a labbro la parte centrale esterna invece è fatta di legno menre la base è di nuovo ricoperta d’argento, che stavolta viene intarsiato a differenza dell’interno.
in Tibet le tazze da tè vengo no usate anche per mangiarci oltre che per bere. Al loro interno si mangia principalmente la ”tsampa”, una mistura di farina d’orzo tosato e tè (o acqua) che forma una pasta soffice.
Le tazze dopo un prolungato utilizzo  formano una patina di grasso dovta al burro di yak, tuttavia esse vengono solo sciacquate e asciugate ma mai lavate.
I tibetani portano le loro tazze da tè ovuque vadano e questo la dice lunga su come siano legati a questa bevanda.

Tazza di tè tibetana

Tazza di tè tibetana

Link
Se volete saperne di più sulla Tea Horse Road vi consiglio di dare uno sgurdo a questo bel documentario della tv di stato cinese.
http://english.cntv.cn/program/documentary/special/ancient_tea_road/

Vi consiglio anche questo bel post di Stefano proprio a proposito del butter tea dove potete trovare anche delle informazioni qualora vi fosse venuta voglia di prepararvelo da voi 🙂
https://foglidite.wordpress.com/2014/12/01/tibetan-butter-tea/

Fonte
The Story of Tea: A Cultural Hstory and Drinking guide. M. L. Heiss e R. J. Heiss.

Ci vuole più caffè in questo tè!

Ho sempre pensato che l’ambiente italiano del tè abbia molto da prendere e da imparare dalla lezione fornita dalla diffusione del caffè a Napoli.

Il caffè a Napoli arrivò in ritardo rispetto al resto d’Europa eppure i napoletani seppero reinterpretare,  personalizzare e modificare il consumo di questa bevanda in modo esemplare. Il caffè a Napoli ben presto dalle classi nobili si diffuse via via a strati più larghi della popolazione (quindi divenendo bevanda di tutti e non d’elite) diventando un rito quotidiano (vedi la famosa scena del caffè di Eduardo in ”Questi fantasmi”) nella quale confluivano molti aspetti della cultura napoletana.

Passando al tè in Italia (ma anche in buona parte dell’occidente) oggi invece io vedo che  c’è una fortissima attrazione verso l’oriente (leggi Cina e Giappone) che in pratica impedisce lo sviluppo di una propria cultura del tè (per inciso: molte volte si parla di diffusione della cultura del tè, ma come si fa a diffondere una cultura del tè se questa in Italia non esiste? Bisognerebbe prima porre le basi perchè questa si formi, almeno secondo me). Tra l’altro ciò ha spinto gli orientali, che un po’ hanno fiutato l’affare, ad ”inventare la tradizione”… prendiamo ad esempio il gong fu cha che viene proposto agli occidentali (per far presa sulle loro tendenze orientaleggianti?) spesso come un vera e propria cerimonia del tè antica e radicata in Cina  con tutti i rituali annessi e connessi mentre in fin dei conti non è altro un metodo di preparazione del tè, ritornato in voga negli anni settanta, dove si gioca principalmente su due paramentri: la concentrazione di foglie in infusione ed il tempo di infusione.
Badate bene io non dico che ci si debba infischiare di tutto ciò che proviene da oriente, anzi avere delle basi solide è essenziale ma una volta preso da loro ciò che ci serve bisogna reinterpretare ed adattare quello che si è appreso secondo i nostri usi e modi di fare anche perchè alla fine continuando ad imitare gli altri si rischia di cadere nel ridicolo.
A tal proposito, ritornando al discorso del caffè, ci pensate se i napoletani fossero rimasti cosi belli e  immobili ad imitare che ne so i Turchi (che sono un po’ i padri del caffè) o gli Austriaci (tramite i quali probabilmente il caffè è arrivato a Napoli)? Alla fine non avrebbero prodotto nulla di nuovo ed il caffè non sarebbe diventato uno dei simboli della città.

Una cosa alla quale secondo me si dovrebbe puntare sarebbe quella di proporre (e magari rendere) il buon tè come un qualcosa di semplice senza sofisticazioni e formalizzazioni in modo da renderlo accessibile ad un numero maggiore di persone, cosi da avviare un processo spontaneo che porti lentamente alla creazione di una cultura del tè propria, insomma un tè di qualità ma non riservato ad una cerchia ristretta di persone come adesso ma un tè popolare.
Delle figure che penso siano deleterie per tutto ciò credo siano quelle persone che non si sa con quale titolo si autoproclamano esperti del tè (daje a ride!) e cosi puff si mettono a tenere corsi sul tè e altre cose simili…magari di questo però ne parlo più in la in un post a parte 😉 

Ovviamente tutto quello che ho detto non è più valido qualora si giudichi che la formazione di una cultura del tè in Italia non sia una cosa davvero necessaria e che, tutto sommato,  le cose vanno bene cosi…ma secondo me il diffondersi del tè in modo un pochino più esteso migliorerebbe molti aspetti dell’ambiente italiano del tè.

Questo è quello che ad oggi io penso su alcuni aspetti dell’ ”mondo” del tè in Italia , però se credete che abbia detto solo stupidate, cosa molto probabile, non esitate a dirlo tanto non mi offendo mica anzi è il bello del confronto!

Qualcosa sul rapporto tra musica e tè

”Prima parlavate del senso della nostra vita, del disinteresse della arte…Ecco per esempio la musica…la musica è legata ben poco alla realtà, o meglio, anche se è legata lo è meccanicamente come un suono vuoto senza associazioni e tuttavia la musica per un qualche miracolo penetra l’animo umano. Cosa risuona in risposta al rumore elevato ad armonia? E come si trasforma nella fonte di un immenso piacere che unisce e commuove? A cosa serve questo e soprattutto a chi? Risponderete a nessuno ed a nulla…cosi disinteressatamente…no è improbabile perchè tutto in fin dei conti ha um senso”

Queste parole pronunciate dallo Stalker, protagonista dell’omonimo film di Tarkovskij al quale sono molto affezionato, (se volete vedere la scena l’ho caricata appositamente per voi su youtube e potete vederla a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=RqmHcc0QC98 ) appena le sentii per la prima volta mi risultarono come un qualcosa di familiare, un pensiero che forse in maniera più confusa e con una forma diversa avevo da tempo nella mia testa e che forse  fu messo in ordine proprio da questa sorta di monologo.

Penso che se c’è un legame tra tè e musica è proprio in questa direzione che bisogna ricercarlo.
Il tè in definitiva non è altro che foglie infuse in acqua più o meno calda che in questo modo rilasciano una quantità molto vasta e varia di sostanze che singolarmente non ci direbbero nulla ma che agendo in concerto riescono a fornirci le piacevoli senzazioni che noi ben conosciamo, se ci pensate in fondo questo non è dissimile da ciò che avviene con la musica dove una nota presa singolarmente non significa molto ma tante note messe nel verso giusto commuovono ,emozionanano e sono fonte di unione (riprendendo un po’ il discorso dello stalker) proprio come il tè… la chiave sta proprio nell’armonia che si crea tra gli elementi che riescono cosi a ”penetrare l’animo umano”… e poi come nella musica si riflette lo stato d’animo di chi la compone e di chi la esegue cosi anche la preparazione di una tazza di tè è lo specchio dello stato d’animo di chi appunto la sta preparando.

Questo è un po’ quello che penso io sull’argomento e che, forse anche in modo un po’ ingarbugliato, avevo voglia di condividere con voi.