Cosa muove la vostra passione?

Ieri, come saprete, è morto Bauman e nella pioggia di citazioni che si scatenano sui social in queste occasioni una mi ha colpito davvero molto, forse perchè mi ci sono riconosciuto anche per quanto riguarda il mio rapporto con il tè.
La citazione tratta da ”Denro la globalizzazione” è la seguente:

”Lo scopo del gioco del consumo non è tanto la voglia di acquisire e possedere, né di accumulare ricchezze in senso materiale, tangibile, quanto l’eccitazione per sensazioni nuove, mai sperimentate prima. I consumatori sono prima di tutto raccoglitori di sensazioni: sono collezionisti di cose solo in un senso secondario e derivato.”

Questa ricerca di nuove sensazioni, pensandoci bene, è la vera forza spingente che mi ha portato a provare sempre nuovi tè, anche perchè come sappiamo ognuno è diverso dall’altro ed ognuno ha qualcosa di nuovo da regalare ed allora si finisce col non smettere mai e poi quando sto per provare un nuovo tè la stessa attesa di un qualcosa di nuovo, di mai provato, fa si che una certa eccitazione mi pervada sempre. In realtà io non so dire neanche se questo sia un fatto negativo o positivo od una via di mezzo tra i due, per dirlo dovrei pensarci meglio per adesso so solo che mi capita. Ed a voi capita lo stesso o ciò che dal profondo muove la vostra passione è qualcosa di diverso?

 

Jingmai Miyun 2016

Nel mese di settembre ho comprato da Bannacha un paio di campioni di uno sheng prodotto proprio in questa primavera, quindi giovanissimo.
Questo Pu Erh, chiamato Jingmai Miyun, è stato prodotto dagli stessi proprietari del sito usando materiale proveniente appunto da Jingmai.

Non è la prima volta che acquisto da Bannacha perchè già lo scorso Gennaio avevo acquistato dei tè da loro ma purtroppo in quel periodo non ne scrissi sul blog, per fortuna però di questi tè ne è rimasta testimonianza sul blog di Francesca, se volete leggere di loro potete consultare questi 3 bellissimi post  che vi linko:

Ritornando a questo tè devo dire che sono stato davvero molto soddisfatto da lui.

Le foglie secche sanno d’autunno, io avverto qualcosa che mi ricorda le castagne, i funghi sempre Francesca, che anche lei le ha annusate, mi suggerisce mele cotogne.

miyun-pu-erh

Passado all’infusione, per essere uno sheng giovane si comporta in maniera un po’ insolità. Infatti anche con tempi di infusione di 90/120 secondi già dalla prima infusione non mostra nesseuna accentuata astringenza o amarezza che sono invece presenti in maniera assai discreta come quasi a voler accompagnare il tutto e non a predominare, il sapore inizialmente è secco con un qualche cosa di vegetale e con qualche accenno minerale, quasi che più di un pu erh sembra un verde però poi nel retrogusto rivela la sua essenza di sheng. Dapprima una sensazione di freschezza che avvolge il cavo orale davvero molto piacevole e duratura, poi lasciando sedimentare questa sensazione viene fuori quella che possiamo definire la seconda parte del retrogusto fatta di noto floreali sottili ma nello stesso tempo complesse e piacevoli.
Le foglie dopo l’infusione si presentano intere e davvero molto belle da guardare.

miyun

A giudicare anche da quanto l’ho pagato sono davvero contento di questo tè. Alla fine 20 grammi costano 3 euro ovvero quanto viene a costare una confezione di bustine Twinings ma ovviamente il confronto tra i due non esiste proprio.

Il tè è una questione di equilibrio…chimico.

Di tutto quello che si può scrivere sulla chimica del tè penso che l’argomento più importante sia quello legato alla ”chimica dell’infusione” ovvero tutta quella serie di fenomeni chimico-fisici che fanno si che le sostanze passino dalla foglia all’acqua. Questo perchè alla fine noi del tè beviamo, appunto, l’infuso e non è che ne mangiamo direttamente le foglie. Come vedremo, questi facili concetti ci possono chiarire meglio il perchè di alcuni aspetti dell’infusione, come: la sua durata, la quantità di foglie, la temperatura alla quale deve essere operata, il perchè è possibilie fare infusioni multiple etc.

La cosa fondamentale da iniziare a dire e che quando facciamo un’infusione non stiamo facendo nient’altro che un estrazione solido-liquido, ovvero  stiamo separando tutta una serie di molecole da una matrice solida, la foglia, per mezzo di un solvente liquido (nel nostro caso l’acqua) facendole passare appunto in soluzione.
L’infusione perciò segue in buona sostanza gli stessi principi che sono alla base dell’estrazione solido-liquido e che cercherò di illustrare brevemente e nel modo più semplice possibile.

Le foglie appena entrano in contatto con l’acqua subiscono il cosiddetto processo di imbibizione. In questa fase l’acqua penetra all’interno della foglia solubilizzando la varie molecole in essa contenuta e creando una sorta di soluzione molto concentrata di tutti questi composti all’interno stesso della foglia che è poi la nostra matrice. Avvenuto ciò succede quello che tutti noi osserviamo quando prepariamo il tè ovvero il soluto che è presente all’interno della foglia inizia a migrare nella soluzione acquosa presente all’esterno della foglia. Più è alta la differenza di concentrazione del soluto tra la soluzione imbibente e la soluzione liquida esterna e più il ”flusso” di soluto che va da una fase all’altra, per effetto della diffusione, è elevato. La differenza di concentrazione quindi può essere vista come la forza spingente del processo. Infatti come potete osservare nell’immagine sottostante (dove sono state considerate le concentrazioni di diverse catechine all’aumentare del tempo di infusione)  ad un certo punto la concentrazione di soluto nella fase esterna alla foglia tenderà a stabilizzarsi ed a non crescere più perchè si è raggiunta una condizione di equilibrio tra le due fasi, interna ed esterna alla foglia.

estrazione-te

Fonte: Effect of brewing temperature and duration on green tea catechin solubilization: Basis for production of EGC and EGCG-enriched fractions. David Labbe, Angelo Tremblay, Laurent bazinet. Separation and Purification Tehnology 40 (2006) 1-9.

Ciò è alla base delle infusioni multiple. Infatti quando noi togliamo l’infuso precedente dove era presente gia una certa concentrazione dei composti presenti anche nella fase interna ed aggiungiamo della nuova acqua la differenza di concentrazione tra le due fasi, interna ed esterna alla foglia, ovviamente si troverà di nuovo ben lontana dall’equilibrio ed inoltre aumentando la differenza di concentrazione aumenterà anche la driving force del processo.

Un ruolo importante nella preparazione del tè, come saappiamo, è ricoperto anche dalla temperatura. Anche questo non è un caso in quanto l’aumentare della temperaura auementa la solubilità dei composti presenti nella foglia favorendone cosi anche il passaggio nella fase esterna. Senza contare che più alta è la temperatura e più è favorito il processo diffusivo delle molecole nella fase esterna. Aumentando la temperatura ovviamente si perde anche in selettività, quindi magari si estraggono dalla foglia anche molecole che non si riescono ad estrarre a temperature più basse e che possono avere effetti positivi o negativi sul gusto finale dell’infuso.

Importante durante l’infusione è anche il rapporto foglie/acqua. Questo perchè, come a questo punto potete immaginare, in genere più è alto questo rapporto più è elevato inizialmente il ”flusso” totale di molecole che passano da una fase all’altra. Ovviamente poi il sistema tende sempre a raggiungere l’equilibro e quindi questo flusso andrà ovviamete a diminuire di entità.

Importante durante l’infusione, come sappiamo, è anche il recipiente in cui essa avviene infatti la sua forma deve favorire una omogenea distribuzione del soluto nella fase liquida esterna. Ad esempio in un recipiente molto stretto e lungo la concentrazione potrebbe essere molto diversa alle due estremità.

Detta in questi termini l’infusione sembra una cosa banale e molto facile da controllare tenendo a mente questi pochi concetti ma noi ben sappiamo che invece non è cosi perchè alla fine ogni tè si comporta in modo diverso. Questo principalmente perchè noi non estraiamo un “solo tipo” di molecola dalla foglia ma ne estraiamo centinaia di tipi diversi che variano poi da tè a tè ed ogni molecola nel processo estrattivo si compota in maniera diversa, quindi l’arte di preparare una buona infsione sta proprio nel trovare il giusto compromesso tra i vari parametri sopra elencati affinchè in soluzione si verifichi la giusta armonia tra i vari composti che la compongono.

Il tè per tutti i giorni (ed altre divagazioni sul prezzo del tè)

Uno degli argomenti che credo sia fondamentale ma che per varie ragioni viene, secondo me, davvero  battuto poco e male è quello del costo del tè…che poi, rimanga fra di noi, qualche volta che se ne parla succede sempre un gran casino.

Quasi sempre se si vuole comprare un tè di una certa qualità girando per i vari siti si trovano prezzi generalmente molto alti, almeno 30/40 euro l’etto se non di più…col rischio di prendere anche una sola, ma questa è un’altra storia.

È pur vero che un tè cosi costoso uno non va a berlo tutti i giorni perchè poi alla fine ci vorrebbe un mutuo.
Mettiamo che però uno abbia voglia di un tè non troppo articolato, per cosi dire normale, da consumarsi quotidianamete ma che comunque gli dia quel piacere che solo il buon tè può dare, allora trovare un tè che associ queste caratteristiche ad un prezzo ragionevole allora diventa un impresa abbastanza ardua.

Io mi sono trovato in questa situazione proprio negli ultimi mesi in cui ho fatto un po’ più di acquisti cercando prorpio questa tipologia di tè per uso quotidiano e, per cosi dire, a basso rischio (perchè se dopo aver passato ore a spulciare i vari siti in cerca di quello che pensiamo faccia proprio al caso nostro il tè poi si rivela counque cattivo alla fine abbiamo buttato solo pochi soldi).

Quindi, detto questo, in questo post volevo dare delle piccole indicazioni su come riuscire a trovare tè che abbiano queste caratteristiche o almeno come sono io riuscito a trovarli, ovviamente indicazoni da non prendere assolutamete per oro colato perchè poi va a finire che pure io fra un mese non la penso più cosi.

-Non aver paura di provare tè che provengano da luoghi ”non convenzionali” come l’Indocina oppue l’Africa, molte vole si trovano cose decenti a prezzi abbastanza buoni. Qualche anno fa il luogo di provenienza per eccellenza che preferivo per trovare tè di ottima qualità a buon mercato era il Nepal, erano tè ancora poco conosciuti, ma diciamo che adesso per i tè nepalesi secondo me la situazione diciamo è diventata un po’ più complessa ed anche li con i prezzi non è che se ne capisca più tanto, rimanendo ovviamente sempre buonissimi tè.

-Non soffermarsi ovviamente al primo sito che si trova ma ovviamente girare moltissimo confrontando tra i vari tè che si incontrano, che qualche volta per misteri ignoti vendono gli stessi tè a prezzi completamente differenti.
A me ad esempio è capitato che lo stesso identico  pu erh  un famoso sito di pu erh con sede nello Yunnan lo vendesse quasi il doppio rispetto a quanto lo vendesse un altro sito che l’aveva acquistato proprio dal sito precedente e che lo rivendeva…How is it possible? Alla fine ho capito, dopo qualche ricerca, che era successo che il primo all’inizio lo vendeva ad un prezzo più basso e poi forse siccome il tè era un po’ invecchiato (era un pue erh del 2009) o per altre ragioni l’ha aumentato quasi del doppio.
Tutto questo discorso per dire che bisogna avere anche uno spirito un po’ indagatorio per comprare un tè al prezzo migliore.

-Cercare siti che vendano tè che hanno fatto il minor numero di passaggi di mano possibili perchè in generale più passaggi di mano fa un e più il prezzo lievita.

-Andare ovviamente, ma questo è un consiglio che vale sempre soprattutto per chi come me è inesperto, su siti che abbiano comunque una certa reputazione e sia il più traspearente possibile sui vari passaggi che hanno portato il tè dalla pianta alla vendita e non fermarsi su un sito solo perchè ”tanto vende a poco” perchè potrebbe vendere qualsiasi schifezza, anche dannosa per la salute.

-Prediligere siti specializzati solo in una particolare categoria di tè.

Per adesso questi sono i consigli che mi vengono da dare, poi se mi ne viene in mente qualcun altro lo aggiungo.

Infine una piccola riflessione sul panorama nostrano. In Italia si parla tanto e da sempre di come far aumetare il numero di appassionati alla bevanda e credo che in queso giochi una fase fondamentale proprio il prezzo del tè. Per dire, una persona che si approccia per la prima volta all’acquisto di tè non credo sia incoraggiata a continuare se per comprare del tè decente magari deve sborsare cifre alte facendo si che il tè, quello buono, riamanga solo come qualcosa di pur sempre elitario.

 

 

Oriental Beauty

Eccomi qua con il primo post dell’anno. Un post su un tè taiwanese, l’Oriental Beauty, gentilmente inviatomi dalla solita carissima amica di tazza Francesca del blog ”Una Stanza Tutta per tè” che di nuovo ringrazio per questo tè di cui lei ha già parlato in questo post.
Come potete immaginare la particolare lavorazione (che prevede tra le altre cose che le foglie siano attaccate da un particolare insetto, la Jacobiasca Formosiana) ed il conseguente aroma che questa conferisce al tè  non poteva non suscitare in me una curiosità dal punto di vista chimico…in poche parole volevo assolutamente sapere il meccanismo bio-chimico che che portava alla formazione del particolare aroma di questo tè e come questo fosse legato al morso degli insetti. Purtroppo però gira e rigira, cerca e ricerca almeno per adesso non sono riuscito a trovare nulla che mi chiarisse del tutto la situazione anche perchè gli studi scientifici su questo tè sono pochini.
Tuttavia questa ricerca un po’ lunghetta mi ha fatto imbattere in altre informazioni su questo tè che ho pensato che magari vi potessero interessare lo stesso cosi ho deciso di metterle ugulamente in questo post  (tra l’altro lo scopo primario di questo blog è sempre quello di essere un contenitore di informazioni sulla nostra bevanda)

Fatta questa premessa passiamo alle informazioni su questo tè dopodiche vi parlo dell’Oriental Beauty che ho provato io.

Come e quando è nato

Come spesso accade con il tè anche l’origine di questo tè è avvolta tra realtà e fantasia. Come scritto in questo articolo la tradizione vuole che questo tè ebbe origine quando un coltivatore di tè di Beipu notò che le foglie delle sue piante di tè erano state attaccate da piccoli insetti verdi che avevano danneggiato le flie del suo raccolto. Il coltivatore però no si perse d’animo e decise di lavorare lo stesso quelle foglie e di venderle ad un mercante locale che apprezzò cosi tanto quel tè che glielo pagò il doppio. Quando fece ritorno al villaggio il coltivatore si vanto della cosa con gli altri abitanti che credendo che lui stesse esagerando chiamarono il suo tè ”Peng Feng Cha” ovvero ”tè dello spaccone”.
Comunque oltre la leggenda si sa con certezza che questo tè ha avuto origine verso la fine del XIX secolo e che si è diffuso grazie ai mercanti niglesi che proprio in quel periodo si erano interessati all’esportazione del tè dall’isola di Formosa che aveva iniziato a produrre tè dalla metà dell’Ottocento.

Donne lavorano il te in un magazzino di Dadaocheng

Donne lavorano il te in un magazzino di Dadaocheng

Lavorazione

La tecnica di produzione di questo tè come  diversa da quella degli altri oolong.
Innanzitutto mentre le foglie sono sulla pianta, come già detto, vengono attaccate dalla Jacobiasca Formosiana e questo di sicuro causa la prodouzione di tutta una serie di composti volatili da parte della pianta che influiscono sull’aroma finale del tè.
Inoltre durante la lavorazione rispetto agli altri oolong l’Orienta Beauty subisce un processo di appassimento (sia al sole che all’ombra) più lungo inotre in modo da raggiungere un grado di ossidazione abbastanza elevato (intorno al 70%) che contribuisce anch’esso alla promozione del partcolare aroma di questo tè.

Schema di produzione dell'Oriental Beauty. Fonte: Chemical profiling and gene expression profiling during the manufacturing process of Taiwan oolong tea "Oriental Beauty". Cho YJ et al. (2007)

Schema di produzione dell’Oriental Beauty.
Fonte: Chemical profiling and gene expression profiling during the manufacturing process of Taiwan oolong tea “Oriental Beauty”. Cho YJ et al. (2007)

Note degustative

Adesso passiamo al tè che ho provato io.
Come già detto all’inizio del post il questo  tè mi è stato donato da Francesca, questa è stata  la prima volta che ho provato l’Oriental beauty e l’ho trovato davvero un tè sorprendente e degno della sua fama.
L’infuso ha un colore molto scuro tendente all’ arancione-rosso, cosa penso dovuta all’ elevata ossidazione di questo tè. L’aroma al naso è composto da fiori e frutta che si bilanciano in modo molto equilibrato cosa che si riflette anche nel sapore di questo tè che presente note floreali e fruttate molto dolci con un pizzico però di malto nel finale (forse anche queste per l’elevata ossidazione?) che mi sono piaciute molto. Stupendo infine il profumo delle foglie dopo l’infusione dove ho potuto avvertire in maniera netta un aroma molto simile a quello del miele.

Foglie dell'Oriental Beauty

Foglie dell’Oriental Beauty

Proposte d’ascolto

Anche stavolta il pezzo lo scelgo un po’ per assonanza di termini e cosi passiamo da Oriental Beauty ad American Beauty 😉

English Version

Here I am with the first post of the year. A post on a Taiwanese tea, Oriental Beauty, kindly sent
to me by the usual dear friend of cup Francesca he author of the blog ”Una stanza tutta per tè” that I again thank for this tea which she has already spoken in this post.

As you can imagine the special processing (which provides among other things that the leaves
are attached to a particular insect, the Jacobiasca Formosiana) and the resulting aroma that this
gives to the tea could not fail to arouse in me a curiosity from a chemical standpoint…in short, I
really wanted to know the bio-chemical mechanism  that led to the formation of the particular
flavor of this tea and how it was related to the bite of insects. Unfortunately until now at least I
could not find anything that clarify the whole situation also because scientific studies on this tea
are little.

However thisbit long  research  made me run into more about this tea so I thought maybe you
could be of interest to the same so I decided to put them too in this post (by the way the
primary purpose of this blog is always to be a repository of information on our drink).

How and when was born

As often it happens with tea also the origin of this tea is a mixture of reality and fantasy. As written in this article according to tradition this tea originated when ”… a tea planter in Beipu noticed that small green insects, later known as cicadas, had damaged the leaves of his newly picked spring crop. Rather than destroying his crop, he decided to process the leaves into tea. He then took his product to a local tea merchant, who liked it well enough to pay him twice the price of his usual tea. When he returned to his village, he boasted to his neighbors about his success. His neighbors believed he was exaggerating and so named his tea, ‘Peng Feng Cha’ [膨風茶], or Braggart’s tea”.
However over the legend we know with certainty that this tea originated in the late nineteenth century and that has spread through the English merchants at that time you were interested export of tea from the island of Formosa who had started producing tea since the mid nineteenth century.

Donne lavorano il te in un magazzino di Dadaocheng

Donne lavorano il te in un magazzino di Dadaocheng

Production process

The production process of this tea as is different from that of the other oolong.
First, while the leaves are on the plant, as already said, they are attacked by Jacobiasca Formosiana and for sure this causes the production of a series of volatile compounds by the plant that affect the final roma of tea.
Also during processing than other oolong the Orient Beauty undergoes a process of withering (to both the sun shade) also longer so as to achieve a degree of oxidation quite high (around 70%) which also contributes the promotion of partcolare aroma of this tea.

Schema di produzione dell'Oriental Beauty. Fonte: Chemical profiling and gene expression profiling during the manufacturing process of Taiwan oolong tea "Oriental Beauty". Cho YJ et al. (2007)

Manufacturing scheme of Oriental Beauty.
Credits: Chemical profiling and gene expression profiling during the manufacturing process of Taiwan oolong tea “Oriental Beauty”. Cho YJ et al. (2007)

Tasting notes

Now here is the tea that I tried it.
As mentioned at the beginning of the post this tea was given to me by Francesca, this was the first time I tried the Oriental Beauty and found it a really  surprising tea and worthy of its reputation.
The infusion has a color  tending towards orangered, what I think due to’ high oxidation of this tea. The aroma in the nose is composed of flowers and fruit  that is reflected in the flavor of this tea that has sweety, floral and fruity notes but with a hint of malt in the final (perhaps even for these high oxidation?) that I like very much. Finally the wonderful scent of the leaves after infusion where I could feel sharply an aroma similar to that of honey.

Leaves of Oriental Beauty

Leaves of Oriental Beauty

Music

Again I choose the song for similarity of terms and so we pass from Oriental Beauty toAmerican Beauty;)

 

Lo Yuchi wild tea e la Camellia Formosensis / The Yuchi wild tea and the Camellia Formosensis

In questo periodo grazie alla carissima Francesca del blog  ”Una stanza tutta per te” mi è stato possibile provare un tè nero molto particolare ovvero lo Yuchi wild tea, già da lei descritto in questo post, un tè che è ottenuto da piante autoctone dell’isola di Formosa e che ivi crescono in modo selvatico.

La Camellia Formosiensis

Prima di descrivere le note degustative di questo tè mi sembra giusto parlare un pochino della particolare specie di camelia dalla quale viene ricavato questo tè ovvero la Camellia Formosensis.
La prima testimonianza scritta dove si parla di questa pianta  risale circa  ai primi del ‘700.
Le popolazioni antiche della zona del monte Alishan chaimavano questo tè ”Shuen-Cha” che significa tè delle creature celesti. Oggi molte volte questo tè viene indicato come ”San-Cha” , che significa tè delle montagne, per distinguerlo dalle altre varietà di tè coltivate a Taiwan che però non sono indigene ma bensì importate.
In ambito scientifico nel corso del tempo a causa della sua forte somiglianza con le altre varieta di Camellia Sinensis le sono stati attribuiti diversi nomi tra l’atro non essendo neanche certi che si trattasse di una specie a se stante. Questa confusione è stata chiarita in tempi più recenti grazie a studi sul suo DNA che hanno stabilito che la Camellia Formosiensis può essere ritenuta una specie indipendente.

L’estrema somiglianza tra Camellia Sinensis e Camellia Formosensis secondo gli studiosi è dovuta al fatto che la Camellia Formosensis si è originata dalla Camellia Sinensis presente in Cina, e poi migrata a Taiwan durante le ere glaciali quando l’isola di Formosa è stata più volte collegata alla Cina da una striscia di terra.
La Camellia Formosensis è molto più diffusa sul lato ovest dell’isola di Taiwan che sul lato est dove ne è stata rintracciata una sola popolazione sul versante sud-est della Central Mountain Range.

Dal punto di vista delle differenze morfologiche tra Camellia Sinensis e Camellia Formosensis una  tra le più evidenti è presentata dai germogli che nella Formosensis non sono ricoperti di peluria come invece lo sono quelli della Sinenis, inoltre le due specie presentano differenza nell’aspetto dell’ovario che nella Sinensis è glabro mentre nella Formosensis è pubescente.
Altre differenze ma meno significative riguardano la lunghezza e lo spessore della foglia e le sue venature.

Lo Yuchi Wild Tea

Dopo un paragrafo dedicato diciamo alla botanica di questo tè passiamo al tè che ho bevuto.

Come già detto in precedenza questo tè nero è stato ottenuto da alberi selvatici che crescono spontaneamente nell’isola di Taiwan, in particolare questo qui  è stato raccolto nella zona di Yuchi nella provincia di Nantou.
Questo tè mi ha colpito sin da subito grazie all’eccezionale fragranza delle sue foglie secche che si presentano lunghe e sottili.
Per prepararlo ho usato acqua intorno ai 95°C per un tempo di infusione di circa un minuto per le prime due infusione e di circa due per la terza ed ultima infusione.
L’infuso che ne è risultato mi è piaciuto moltissimo caratterizzato come è da un sapore molto delicato dove spuntano piacevoli note speziate come ad esempio la cannella. A differenza di altri tè neri, sopratuttutto quelli appparteneti alla varieta assamica, in questo tè nero è praticamente assente l’astringeza cosa che lo fa scorrere in bocca in modo molto piacevole e senza stancare. Ottimo anche il retrogusto fatto leggere spezie e piacevoli note floreali.

le foglie dello Yuchi Wild Tea

le foglie dello Yuchi Wild Tea

Per quanto riguarda le proposte d’ascolto oggi tocca a questa famosissima canzone di Lou Reed, scelta più che altro per il ”wild” presente nel titolo 🙂

Fonti

Morphological Comparisons of Taiwan Native Wild Tea Plant (Camellia sinensis (L.) O. Kuntze forma formosensis Kitamura) and Two Closely Related Taxa Using Numerical Methods. Taiwania, 52(1): 70-83, 2007

The confirmation of Camellia formosensis (Theaceae) as an independent species based on DNA sequence analyses. Botanical Studies (2009) 50: 477-485.

 

English Version

In this period thanks to the dear Francesca, the author of the blog ”Una stanza tutta per tè”, I was able to try a very special black tea or the Yuchi wild tea, since she described in this post, a tea that is made from native plants on the island of Formosa, and that there grow wild.

Camellia Formosensis

Before writing the tasting notes of this tea it seems right to speak a little of the particular species of camellia which is derived from this tea or Camellia Formosensis.
The first written record which speaks of this plant dates back to around the early 700.
The ancient peoples of the area of Alishan tea called this ShuenCha which means tea of celestial beings. Today this tea is often referred to as SanCha ‘, which means tea of the mountains, to distinguish it from other varieties of tea grown in Taiwan that have been imported.
In science over time because of its strong resemblance to the other varieties of Camellia Sinensis different names have been attribuited to this plant among other things it is not even certain that it was a separate species. This confusion has been clarified in recent times thanks to DNA studies that have established that the Camellia Formosiensis can be considered a separate species.

The extreme similarity between Camellia Sinensis and Camellia Formosensis according to scientists is the fact that the Camellia Formosensis originated from the Camellia Sinensis in China, and then migrated to Taiwan facilitatedby the presence of the Taiwan Strait land bridge that had connected Taiwan and mainland China several times during  the  glacial  ages.
The Camellia Formosensis is much more widespread on the west side of the island of Taiwan on the east side where they have been tracked down one population on the south-east of the Central Mountain Range.

From the point of view of morphological differences between Camellia Sinensis and Camellia Formosensis one of the most important is that the  Camellia Formosiensis buds are glabrous whereas those of Camellia Sinensis are densely covered with silver-yellowish hairs, another difference is in the appearance of the ovaries that  in the Camellia Sinensis are glabrous while in Formosensis is pubescent.
Other differences but less significant concern the length and thickness of the leaf and its veins.

The Yuchi Wild Tea

After a paragraph on the botany of this tea we go to tea I drank.

As mentioned earlier this black tea is produced from wild trees that grow wild on the island of Taiwan, in particular, this tea was harvested in Yuchi in the province of Nantou.
This tea surprised me immediately thanks to the exceptional fragrance of its leaves that are long and thin.
To prepare this tea  I used water at around 95 ° C for an infusion time of about one minute for the first two and infusion of about two for the third and last infusion.
I loved the infusion of this tea. It is characterized by a very mild flavor with pleasant spicy notes such as cinnamon. Unlike other black teas, especially those belonging to the assamica variety, this black tea isn’t astringent so this tea  flow in the mouth very pleasant and without tiring. There was also excellent taste made of spices and pleasant floral notes.

The Yuchy Wild Tea

The Yuchy Wild Tea

As for the proposals listening now it’s up to this famous song by Lou Reed, choosing mostly for the wild in the title 🙂

Refeferences

Morphological Comparisons of Taiwan Native Wild Tea Plant (Camellia sinensis (L.) O. Kuntze forma formosensis Kitamura) and Two Closely Related Taxa Using Numerical Methods. Taiwania, 52(1): 70-83, 2007

The confirmation of Camellia formosensis (Theaceae) as an independent species based on DNA sequence analyses. Botanical Studies (2009) 50: 477-485.