Archivi tag: pensieri personali

Ci vuole più caffè in questo tè!

Ho sempre pensato che l’ambiente italiano del tè abbia molto da prendere e da imparare dalla lezione fornita dalla diffusione del caffè a Napoli.

Il caffè a Napoli arrivò in ritardo rispetto al resto d’Europa eppure i napoletani seppero reinterpretare,  personalizzare e modificare il consumo di questa bevanda in modo esemplare. Il caffè a Napoli ben presto dalle classi nobili si diffuse via via a strati più larghi della popolazione (quindi divenendo bevanda di tutti e non d’elite) diventando un rito quotidiano (vedi la famosa scena del caffè di Eduardo in ”Questi fantasmi”) nella quale confluivano molti aspetti della cultura napoletana.

Passando al tè in Italia (ma anche in buona parte dell’occidente) oggi invece io vedo che  c’è una fortissima attrazione verso l’oriente (leggi Cina e Giappone) che in pratica impedisce lo sviluppo di una propria cultura del tè (per inciso: molte volte si parla di diffusione della cultura del tè, ma come si fa a diffondere una cultura del tè se questa in Italia non esiste? Bisognerebbe prima porre le basi perchè questa si formi, almeno secondo me). Tra l’altro ciò ha spinto gli orientali, che un po’ hanno fiutato l’affare, ad ”inventare la tradizione”… prendiamo ad esempio il gong fu cha che viene proposto agli occidentali (per far presa sulle loro tendenze orientaleggianti?) spesso come un vera e propria cerimonia del tè antica e radicata in Cina  con tutti i rituali annessi e connessi mentre in fin dei conti non è altro un metodo di preparazione del tè, ritornato in voga negli anni settanta, dove si gioca principalmente su due paramentri: la concentrazione di foglie in infusione ed il tempo di infusione.
Badate bene io non dico che ci si debba infischiare di tutto ciò che proviene da oriente, anzi avere delle basi solide è essenziale ma una volta preso da loro ciò che ci serve bisogna reinterpretare ed adattare quello che si è appreso secondo i nostri usi e modi di fare anche perchè alla fine continuando ad imitare gli altri si rischia di cadere nel ridicolo.
A tal proposito, ritornando al discorso del caffè, ci pensate se i napoletani fossero rimasti cosi belli e  immobili ad imitare che ne so i Turchi (che sono un po’ i padri del caffè) o gli Austriaci (tramite i quali probabilmente il caffè è arrivato a Napoli)? Alla fine non avrebbero prodotto nulla di nuovo ed il caffè non sarebbe diventato uno dei simboli della città.

Una cosa alla quale secondo me si dovrebbe puntare sarebbe quella di proporre (e magari rendere) il buon tè come un qualcosa di semplice senza sofisticazioni e formalizzazioni in modo da renderlo accessibile ad un numero maggiore di persone, cosi da avviare un processo spontaneo che porti lentamente alla creazione di una cultura del tè propria, insomma un tè di qualità ma non riservato ad una cerchia ristretta di persone come adesso ma un tè popolare.
Delle figure che penso siano deleterie per tutto ciò credo siano quelle persone che non si sa con quale titolo si autoproclamano esperti del tè (daje a ride!) e cosi puff si mettono a tenere corsi sul tè e altre cose simili…magari di questo però ne parlo più in la in un post a parte 😉 

Ovviamente tutto quello che ho detto non è più valido qualora si giudichi che la formazione di una cultura del tè in Italia non sia una cosa davvero necessaria e che, tutto sommato,  le cose vanno bene cosi…ma secondo me il diffondersi del tè in modo un pochino più esteso migliorerebbe molti aspetti dell’ambiente italiano del tè.

Questo è quello che ad oggi io penso su alcuni aspetti dell’ ”mondo” del tè in Italia , però se credete che abbia detto solo stupidate, cosa molto probabile, non esitate a dirlo tanto non mi offendo mica anzi è il bello del confronto!

Annunci

Qualcosa sul rapporto tra musica e tè

”Prima parlavate del senso della nostra vita, del disinteresse della arte…Ecco per esempio la musica…la musica è legata ben poco alla realtà, o meglio, anche se è legata lo è meccanicamente come un suono vuoto senza associazioni e tuttavia la musica per un qualche miracolo penetra l’animo umano. Cosa risuona in risposta al rumore elevato ad armonia? E come si trasforma nella fonte di un immenso piacere che unisce e commuove? A cosa serve questo e soprattutto a chi? Risponderete a nessuno ed a nulla…cosi disinteressatamente…no è improbabile perchè tutto in fin dei conti ha um senso”

Queste parole pronunciate dallo Stalker, protagonista dell’omonimo film di Tarkovskij al quale sono molto affezionato, (se volete vedere la scena l’ho caricata appositamente per voi su youtube e potete vederla a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=RqmHcc0QC98 ) appena le sentii per la prima volta mi risultarono come un qualcosa di familiare, un pensiero che forse in maniera più confusa e con una forma diversa avevo da tempo nella mia testa e che forse  fu messo in ordine proprio da questa sorta di monologo.

Penso che se c’è un legame tra tè e musica è proprio in questa direzione che bisogna ricercarlo.
Il tè in definitiva non è altro che foglie infuse in acqua più o meno calda che in questo modo rilasciano una quantità molto vasta e varia di sostanze che singolarmente non ci direbbero nulla ma che agendo in concerto riescono a fornirci le piacevoli senzazioni che noi ben conosciamo, se ci pensate in fondo questo non è dissimile da ciò che avviene con la musica dove una nota presa singolarmente non significa molto ma tante note messe nel verso giusto commuovono ,emozionanano e sono fonte di unione (riprendendo un po’ il discorso dello stalker) proprio come il tè… la chiave sta proprio nell’armonia che si crea tra gli elementi che riescono cosi a ”penetrare l’animo umano”… e poi come nella musica si riflette lo stato d’animo di chi la compone e di chi la esegue cosi anche la preparazione di una tazza di tè è lo specchio dello stato d’animo di chi appunto la sta preparando.

Questo è un po’ quello che penso io sull’argomento e che, forse anche in modo un po’ ingarbugliato, avevo voglia di condividere con voi.